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Drabble e flash fiction

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Posted: 13 mag, 2007
by: Doyle C.
Updated: 13 mag, 2007
by: Doyle C.

di CharlotteDoyle

Attenzione! Nell'articolo che segue le flash fiction sono definite come storie con meno di 500 parole; in realtà si parla di flash fiction per storie con meno di 1000 parole, come nell'attuale convenzione su Acciofanfiction.

Il drabble e la flash fiction sono due generi brevissimi di storie. Il primo conta infatti circa 100 parole (meglio quando sono 100 spaccate); il secondo, tutto quello che va da 100 a 500.

Ora, bisogna capire che queste due tipologie non si distinguono dalle storie ordinarie solo per la lunghezza: certo, è la loro caratteristica fondamentale, la più oggettiva se vogliamo, ma non l'unica e soprattutto non quella che costituisce il genere a sé. Perché? Perché se una fanfiction di 100 parole avesse potuto avere le stesse qualità di una da 1200, allora non ci sarebbe stato bisogno di fare delle distinzioni.

I drabble e le flash fiction, invece, sono molto diverse dalla oneshot tradizionale e dalla classica storia a capitoli, per quanto possano essere costituire sia da un capitolo unico che da più capitoli). Spesso riprendono un certo genere della oneshot (quello che in effetti risulta più corto), la vignetta. Che non c'entra niente con i fumetti, quindi per non confonderci lo possiamo anche chiamare sketch (per quanto la parola si riferisca in questo caso molto spesso a dei brevi pezzi teatrali di carattere comico, più o meno improvvisati).

La vignetta o lo sketch, come avrete potuto immaginare - non poche saranno state le immagini evocate -, è dunque un sottogenere che si occupa di ritrarre delle scene rapprentative di una certa situazione, di un certo evento, ma anche della vita di un certo personaggio, per esempio. La sua caratteristica fondamentale è la staticità; questo non significa che nessuno parla o si muove, ovviamente, quanto piuttosto che è tutto delimitato dal raggio di azione di quella situazione/evento/personaggio, e che davvero alla fine non succede niente. Poiché ci troviamo in ambito potteriano, possiamo paragonare la vignetta-sketch ai dipinti del Mondo Magico: al loro interno la gente ritratta parla, si muove, ma non cambia mai. Sembra contraddittorio, ma in un quadro di questo genere è possibile rappresentare un breve dialogo così come un'intera vita.

Sono dunque vignette-sketch i drabble e le flash fiction: da qui si può ricavare lo scopo primario di entrambi i generi, quello di impressionare il lettore. Che sia per l'effetto comico o per quello drammatico, la morale non cambia.

Abbiamo accennato poco fa, poi, ai drabble e flash fiction a capitoli. Ebbene, scrivere un capitolo di una storia con meno di 500 parole non significa aver scritto una flash fiction, ma piuttosto un capitolo corto. Il che dipende da una scelta di stile. La flash fiction ed il drabble, in ogni modo, se pure collegati ad altri altrettanto brevi testi, da soli devono sempre e comunque rimanere comprensibili senza aver letto il resto della serie. Ecco, dunque, la parola "serie" piuttosto che "storia a capitoli". I drabble e le flash fiction di una stessa serie possono avere lo stesso tema di base, la stessa ambientazione, gli stessi personaggi protagonisti, ma rimangono sempre e comunque piccole opere indipendenti.

Visto che poi ci siamo dedicati a parlare della differenza tra oneshot /storia a capitoli e drabble/flash fiction, parliamo anche della differenza che corre tra questi due ultimi generi, che sino ad ora abbiamo sempre nominato insieme.

Il drabble ha un'ulteriore scopo rispetto alla flash fiction, e stiamo parlando del carattere ludico dell'attività di scrittura. Infatti, se per le flash fiction ci limitiamo a parlare vagamente di testi che vanno dalle 100 alle 500 parole, il drabble vuole un conto molto più preciso. Spesso i concorsi e le sfide per drabble hanno infatti tra i requisiti la precisione del partecipante nello scrivere esattamente 100 parole. (Ci sono poi le varianti, con il doppio drabble - 200 - e il triplo drabble - 300 -.) Che poi il drabble partecipi o no ad una gara esterna, rappresenta sempre e comunque una sfida dell'autore ulteriore a quella della scrittura: la capacità e l'abilità nel far rientrare tutta la storia, così come uno se l'è immaginata, in quel tot di parole ha un che di gioco enigmistico.

Nota sul conto delle parole: ci sono diversi modi per contare le parole, ma noi in genere consideriamo quello manuale semplice (conto di ogni parola) e quello di MSWord, che conta le parole legate dall'apostrofo - come proprio ad esempio "dall'apostrofo" - come una parola sola. Oltre alla questione dell'apostrofo, poi, meno interessante per noi è quella delle parole collegate da trattini, molto comuni in inglese (anche perché spesso sono self-made, create al momento da chiunque; sostantivi con aggettivo integrato e così via), che non si sa mai se contare come parole singole oppure come più parole.

In contrapposizione al drabble invece, che come abbiamo visto esiste anche nelle versioni doppia e tripla, la flash fiction è senz'altro più libera. Spesso, poi, non essendo frenata dall'idea di dover rientrare in un certo numero di parole, dà più spazio ai dettagli e soprattutto ai liricismi. Un genere simile al drabble dunque, magari anche nell'intento, ma diversissimo nella fase di scrittura, e anche molto diverso nel risultato.

Per concludere, spero che con questo mini-saggio io sia riuscita a chiarire in breve l'essenza di due generi che ultimamente sono finiti sotto le luci della ribalta, non tanto per prendere il posto di quelli portanti - oneshot e storia a capitoli - quanto piuttosto per trovare uno spazio tutto loro nella produzione degli autori e nelle pagine degli archivi.

Il mio consiglio? Se avete un po' di tempo e una piccola, buona idea, buttatevi e provate a scrivere qualcosa. Male di certo non farà!

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